"Europa muss sich engagieren im Nahen Osten"

Il Riformista, 5. Dezember 2006

Gli Usa non hanno garantito la sicurezza

Ora in Medio Oriente si muova l’Europa

Daniel Cohn-Bendit, leader storico del maggio parigino e oggi eurodeputato verde, è figlio di una coppia di ebrei costretti a lasciare la Germania nel 1933. Lui si è sempre mosso con disinvoltura tra le due sponde del Reno e non si è mai mostrato particolarmente sensibile alle rivendicazioni identitarie, men che mai a quelle di matrice religiosa. La sua fede è la politica, la sua patria l'Europa. Oggi, dinanzi all'inasprirsi della crisi mediorientale e al fallimento della dottrina Bush, Cohn-Bendit rilancia per l'ennesima volta il ruolo internazionale dell'Unione Europea. «Nell'Iraq gli americani si sono arenati. Il loro tentativo d'imporre la democrazia con la forza è fallito. L'amministrazione Bush è come paralizzata.
La sua libertà d'azione, soprattutto nel Medio Oriente, è limitata. Gli Stati Uniti non sono in grado di garantire né la sicurezza dello Stato d'Israele, né l'autonomia dello Stato palestinese. Ne abbiamo avuto la prova durante il conflitto in Libano, al quale gli americani
non hanno saputo fornire alcun contributo». Secondo Cohn-Bendit, la questione mediorientale deve essere considerata in tutti i suoi aspetti e affrontata nel suo insieme.
La soluzione concreta, tuttavia, resta vaga. «Quello che propongo è che si faccia come a Helsinki, che si organizzi una conferenza di pace che tratti sia dei rapporti tra Israele e Siria, sia del problema dello Stato Palestinese.
Una conferenza che riguardi l'intera regione e suoi problemi di sicurezza». In questo senso, fa notare l'ambientalista, non si può distinguere l'uso civile dell'energia atomica da quello nucleare.
«Quando un paese raggiunge una determinata dimensione - è il caso dell'Iran, ma anche della Corea del Nord, dell'India e del Pakistan - è difficile tracciare il confine tra uso civile e
militare dell'energia atomica. Dovremmo arrivare a una denuclearizzazione dell'intera regione. Il che ci riporta alla necessità di considerare i rapporti tra gli Stati mediorientali nel loro insieme. Non possiamo separare una cosa dall'altra». Resta il problema di sempre: l'Unione Europea ha la forza di guidare un processo di questo genere? «L'Europa deve anzitutto prendere coscienza che ha il dovere di fornire un contributo alla risoluzione della crisi mediorientale. Deve dimostrare d'essere una potenza nell'ordine multipolare. Dopodiché vedremo se avrà la forza necessaria per imporsi. È una questione di responsabilità, non solo verso gli altri, ma anche verso se stessi.
Ormai l'Europa conosce bene i problemi che scaturiscono da un mondo instabile». Cohn-Bendit, che si considera un ebreo della diaspora, non ha mai nascosto le sue riserve nei confronti del nazionalismo ebraico. «Israele non è la voce degli ebrei nel mondo.È la voce degli ebrei d'Israele. Io non sono sionista, né antisionista.Vivo nella diaspora e mi ci trovo bene.
Quando mi chiedono: ma che cosa faresti se un giorno fosse necessario lasciare l'Europa, come avvenne al tempo dell'occupazione nazista? Beh, non so che cosa farei. Forse andrei a New York. Ma non credo che andrei in Israele». La questione dell'antisemitismo di sinistra lo lascia freddo.
«Certo che esiste. Esiste un antisemitismo di sinistra così come ne esiste uno cattolico o uno islamico. Così come esiste un razzismo di matrice ebraica. Oggi assistiamo, in generale, a una crescita del razzismo su base religiosa. In questo senso aumenta anche l'antisemitismo di sinistra. Ma non mi pare che il fenomeno possa essere separato dal contesto».